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Vendemmia: tradizioni e modernità

Vendemmia: tradizioni e modernità

Vendemmia: tradizioni e modernità

Forse qualcuno di voi ricorda ancora le nostre nonne, i loro alti stivali di gomma e in grandi tini di legno dove si raccoglievano i grappoli, pigiati poi con la forza dei piedi e delle gambe per ottenere il mosto.

La parola “vendemmia”, per alcuni, richiama ancora queste scene, ormai perse nella memoria collettiva, e soppiantate da tecniche e tecnologie che l’hanno completamente rivoluzionata.

Anche la scelta del periodo della vendemmia è guidato non più dall’istinto e dall’esperienza del singolo viticoltore, ma da un’analisi precisa, svolta con tecniche scientifica d’avanguardia, delle curve di maturazione delle uve, misurandone acidità e concentrazione zuccherina per individuare con precisione il momento giusto per la raccolta, con l’ausilio di agronomi esperti spesso coordinati dai diversi consorzi di tutela.

E poi ci sono le macchine: vendemmiatrici sempre più delicate sui grappoli che si muovono rispettando piante e terreno e grazie a dispositivi di scuotimento ottimizzati non danneggiano gli acini, riducendo il fenomeno dell’ammostamento, che fa fermentare l’uva prima del tempo.

Anche i dispositivi di selezione, che rimuovono raspi, sarmenti e acini non conformi, si sono evoluti negli anni, rendendo l’operazione più efficiente e riducendo al minimo l’apporto umano, mentre la fase di fermentazione è costantemente controllata nei parametri più importanti da speciali sensori.

“La vendemmia è cambiata molto, nel bene e nel male”, ci racconta Manuela Geronazzo, che insieme alla figlia Sandy Bello gestisce l’azienda agricola Al Canevon e segue la produzione del Prosecco. “Una volta era un’occasione speciale, in cui tutti i familiari si trovavano per condividere il lavoro ma anche il momento di festa. La sera ci si riuniva tutti intorno ad un tavolo per condividere pane e soppressa, un buon vino e tanta allegria”.

“Oggi”, continua Manuela, “l’innovazione ha sollevato le aziende agricole dai momenti di lavoro più faticosi, ma anche di molta di quella tradizione di festa e convivialità. Le innovazioni che permettono di valutare e certificare la qualità del prodotto, dall’altro lato rendono il momento della vendemmia più complicato a livello burocratico.”

Ma qualcosa rimane, soprattutto sul nostro territorio.

“Per fortuna”, ci racconta Manuela, “è rimasta la tradizione della vendemmia a mano, almeno nella nostra area. Così possiamo ancora assaporare il piacere di raccogliere un grappolo, tenerlo in mano e sapere che proprio da quel grappolo uscirà un buon bicchiere di prosecco che poi degusteremo.”

È specialmente la conformazione del terreno collinare del Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene a imporre la pratica della cosiddetta “vendemmia eroica”.

Qui, i filari sono coltivati su terreni molto ripidi e impervi, che grazie alla composizione e al microclima forniscono al prosecco le sue caratteristiche degustative peculiari, ma comportano anche alcune difficoltà di lavorazione, come la vendemmia che si deve necessariamente svolgere senza l’ausilio di macchinari meccanici.

“Il termine eroica richiama la fatica che devono svolgere i viticoltori”, spiega Manuela.

“Una fatica ripagata però dall’incanto del nostro paesaggio e dal sapore del Prosecco che ci regala”.